Due bambini

Per inaugurare la sezione “Le macchine sognanti” che intende dare spazio alle “macchine sognanti” generate dalle letterature di altri paesi, ho scelto quattro scritti di Julio Monteiro Martins, il Direttore di Sagarana, rivista online di letteratura mondiale, a cui si ispira questo blog

 

Dal romanzo inedito di Julio Monteiro Martins “L’offuscamento”

Due bambini

Due bambini nascono.
Due bambini nascono più o meno alla stessa ora in due diversi quartieri della stessa città.
È molto difficile distinguere l’uno dall’altro però. Seminascosti dalle macchie di feci e di sangue sparse dappertutto sui loro corpicini, appesi a due identici cordoni ombelicali, sinuosi e giallastri, sembrano quasi lo stesso bambino. E quando piangono forte, quando si agitano e arrossiscono, mammamia! è proprio impossibile indovinare da quale dei due ci arrivano quegli strilli.
Più difficile ancora, per un uomo onesto, sarà capire e accettare che, no, quei due bambini non sono uguali, che quelle chiazze sono ingannevoli, che quelle urla già ora suonano diverse una dall’altra, che ci sono due tipi di sguardi su di loro, che uno dei due bambini è già il padrone dell’altro, che uno sarà un erede e l’altro no, che uno avrà la sua casa e l’altro no, che uno passerà la vita ad aspettare in ansia cosa l’altro vorrà dirgli, che la parola del primo è quella che potrà cambiare la vita del secondo, mentre la parola del secondo per il primo non avrà alcun valore.
Un uomo onesto, quando sente i pianti identici dei nascituri, sa che non potrà rassegnarsi mai a questo tipo di differenza, altrimenti non è mica un uomo onesto. Perché un uomo, se è onesto, si vergogna di certe cose, anche se non le ha create lui, e non può proprio vivere se non animato dal dovere di cambiarle, di ristabilire quell’elementare senso di giustizia che rende il mondo un territorio meno ostile a uomini onesti come lui.
L’uomo onesto, insomma, vuole una cosa semplice e chiara: che quei due bambini nascano veramente uguali, che quello sporco identico sulla loro pelle vergine non serva solo a nascondere per qualche minuto l’atroce vergogna di certe penurie e di certi privilegi.