Gramsci_sky_diamondsInterregno

Le mura di Gerico

non crollarono al richiamo

del corno d’ariete

Nel vuoto arcano

dell’osso

vi fu un rifugiarsi

leggero di piume

di angeli spelacchiati

In fuga dal turbinio

dell’umano interregno

quell’interstizio infame

evocato dal cervello

del sardo rosso

a lungo imprigionato

tra le mura

Scomoda figura

 

“La crisi consiste precisamente nel fatto

che il vecchio sta morendo ed il nuovo non può ancora nascere;

 in questo interregno appaiono una gran quantità di sintomi morbosi”

 

Questa la canzone che gracchiava

la gazza, poco ladra molto regaliera,

spargendo verità per l’aire

nel giardino del manicomio

tra la polvere delle fondamenta

abbattute dalla speculazione edilizia

“Ologramma! Ologramma”!

Diceva del programma

che si discuteva al  palazzo

“Ceppi e contagi”

Non cani randagi

Né nutrie né ratti

ma MISFATTI, MISFATTI!

Nelle vostre  AUUUUSL

aziende unità sanitarie locali

 

Sindrome morbosa

della rosa della rosa della rosa

coltivata nella Rift Valley del Kenya

Mani nere l’han curata, accarezzata

poi strappata  spedita nella stiva  se n’è volata

poi è atterrata, per un’ora  immagazzinata e poi

per le strade di Palermo di Bologna di Torino

un bengalese poco più che bambino

me l’ha offerta a mezzo euro

perché non era più fresca di giornata

SALDI, SALDI, SALDI

teniamoci saldi

nell’interregno

tra le sindromi morbose

sindoni irradiate

antropogenici cambiamenti

antropologici mutamenti

e ammutinamenti

costituzionali scrostamenti

e crollo di nazioni

Negli interstizi

vaga la voce

fluisce la nota

che la bussola resetta

E come arca

spera e aspetta

 

Pina Piccolo, aprile 2014