Chambers_1908_SabotIl canto degli zoccoli

per Erri De Luca

Sabot, sabot, sabot

Zoccolo, zoccolo duro

da gettare in pasto agli ingranaggi

alla macchina che ti dà il ritmo

alla macchina che ti scandisce il tempo

la macchina e l’ingranaggio

linguaggio e lignaggio

decretano la fine dell’agio

araldi di disagio

 

Mangia, macchina, mangia

Les sabots les sabots les sabots

lo zoccolo duro del tessitore

E oggi ricorre il 173esimo

In cui Jacques, operaio lionese

per acquietarla, dis-alimentarla

ingozzò di zoccolo la macchina

Potage de sabots

Sabotage

 

Ricorre quest’anno il cinquantesimo

(2 dicembre 1964)

udite di Mario Savio

il saggio

dimenticato profeta di basso lignaggio

Della stirpe di pescatori siciliani

Il comizio sul tetto

della macchina della polizia:

“There is a time / Arriva il momento

When the operation of the machine/ che il funzionamento della macchina

Becomes so odious –/ diviene così odioso

Makes you so sick at heart-/ che ti disgusta l’anima

That you cannot take part/ e non puoi più prenderne parte

(Can’t even passively take part)./neppure passivamente puoi prenderne parte.

And you’ve got to put your bodies/ E devi stendere il tuo corpo

Upon the gears/ sugli ingranaggi

And upon the wheels / sulle ruote dentate

Upon the levers / sulle leve

Upon the apparatus /sull’apparato

And you’ve got to make it stop / per far fermare la macchina

And you’ve got to indicate / E devi far capire

To the people who run it /alle persone che la gestiscono

To the people who own it /alle persone a cui essa appartiene

That unless you’re free /che se non sei  libero

The machine will be prevented / alla macchina verrà impedito

From working at all.” /di funzionare.”

Così  nel ’64 parlò il Savio Mario

profeta dimenticato

progenie misconosciuta

dell’italico popolo.

 

Ascoltate, ascoltate

in questo centesimo anniversario

del seppellimento del soldato Gianni

dategli degna sepoltura

ché  ritirandosi il ghiacciaio

ha scoperto le sue ossa

e sono accanto

a quelle del soldato Hans

Ricomponetegli l’italico scheletro

in questa vigilia

della Sesta Grande Estinzione

in questo centenario della Grande Guerra

concedete al soldato Gianni (e Hans)

degna sepoltura

 

tra queste montagne

in queste vallate

che volete traforate

bucate, sfregiate

le acque avvelenate

la terra percorsa dalla macchina sfrecciante

concedete alla Grande Opera

in questo venticinquesimo anniversario del suo concepimento

minuscolo episodio

della guerra incessante di posizione  dell’Uomo contro la Terra

concedete alle Grandi Opere degna sepoltura,

non impedite alle cesoie della Storia

Il lavorio di levatrice.

 

Pina Piccolo, 30 maggio 2014